Si dice che la pinsa sia l’antenata della classica pizza romana, una focaccia preparata dalle antiche popolazioni laziali con una miscela di diversi cereali poveri come miglio, orzo, avena, farro uniti ad acqua e sale, che veniva impastata, schiacciata, pestata (dal latino pinsere ) e cotta su pietra sopra i carboni ardenti.
Nel VII libro dell’Eneide (I secolo a.C.) di Virgilio troviamo le prime probabili allusioni a questo tipo di alimento che Enea, con il figlio ed i suoi comandanti, mangiò appena arrivato nel Lazio, accolto dal re Latino e sua figlia Lavinia.

Oggi riscoperta e tornata in voga la pinsa è un alimento altamente digeribile, leggero e morbido, grazie all’uso di una miscela di farina di riso, farina di soia, farina di frumento tenero e pasta madre e ad una naturale e lunga lievitazione di circa 60-70 ore.

La pinsa ha una forma allungata, ovale, più alta o più bassa a seconda del gusto del pinsaiolo, morbida e leggermente croccante è condita in tantissime varianti diverse, come la pizza.

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